La città nacque nella seconda
metà del XII secolo con il nome di Civitas Nova su un nucleo urbano già
esistente costituito dall'antico borgo di Rovereto con l'aiuto dei feudi
vicini di Marengo, Borgoglio, Gamondio, Solero, Villa del Foro, Oviglio
e Quargnento, che intendevano ribellarsi degli Aleramici, allora signori
del Monferrato.
In questo le popolazioni furono supportate dai comuni della Lega
Lombarda, in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale
alleato del Barbarossa.
La città fu fondata ufficialmente nel 1168 e in quell'anno assunse il
nome attuale in onore di Papa Alessandro III, ampio sostenitore in quel
periodo delle azioni della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero.
Il 29 ottobre 1174 Alessandria, che contava circa 8.000 abitanti, subì
un attacco delle forze imperiali che avevano già espugnato nei mesi
precedenti Susa ed Asti che però rimasero bloccate di fronte al fossato
che circondava la città: cominciò così un lungo assedio che terminò il
12 aprile 1175, Venerdì Santo, con la resa degli uomini del Barbarossa,
attaccati e colti impreparati dagli alessandrini mentre erano intenti a
scavare un tunnel per fare irruzione all'interno della città; una
tradizione vuole invece, che a salvare la città fosse stato uno
stratagemma ideato dall'anziano Gagliaudo.
Nel 1183 dopo la Pace di Costanza e su ordine dell'Impero, la città
assunse il nome di Cesarea mantenendolo però per un breve periodo. Nel
1198 divenne libero comune.
Fu intorno al 1220 che Francesco d'Assisi, diretto in Francia, si fermò
nei pressi di Alessandria dove ammaestrò una lupa che terrorizzava la
popolazione: un bassorilievo che ritrae questo episodio è conservato
ancora oggi all'interno della Cattedrale.
La città nel Medioevo
Alla morte di Vittorio Amedeo II nel 1732, gli successe Carlo Emanuele
III che rinsaldò la legacon l'Inghilterra e con l'Austria. Egli attaccò
i Borboni di Spagna, di Francia e di Napoli ma senza fortuna. Infatti
costoro, arrivando nella pianura fra San Giuliano ed Alessandria,
s'impossessarono di Serravalle Libarna e di Tortona e sbaragliarono i
Piemontesi presso Bassignana sospingendoli fino a San Salvatore e a
Valenza e li tennero fermi a Crescentino.
Nel 1746, dopo eroici sforzi compiuti dalle truppe di Carlo Emanuele, i
nemici furono snidati e allontanati e il Piemonte, tranne Valenza e
Tortona, ritornarono ai Savoia.
Alla fine del secolo l'intero Piemonte fu colpito dalle battaglie
conseguenti alle mire espansionistiche di Napoleone Bonaparte e se già
dopo l'armistizio di Cherasco l'influenza dell'imperatore corso era
tangibile, nel 1802, dopo la battaglia di Marengo (vinta dalle truppe
transalpine), Alessandria fu ufficialmente annessa alla Francia assieme
a tutta la regione, diventando capoluogo del Dipartimento di Marengo.
Successivamente, nel 1814, la città venne conquistata dagli austriaci e
il 30 maggio di quello stesso anno, dopo i trattati di Parigi, entrò a
far parte del Regno di Sardegna in quanto fu restituita ai Savoia. Tutte
le successive dominazioni si presero cura soprattutto della Cittadella,
ingrandendone le opere esterne.
Il Risorgimento e l'Unità
d'Italia
Durante il Risorgimento,
Alessandria fu un importante centro liberale e fu proprio dalla città
piemontese che partirono i moti del marzo 1821 con Santorre di Santarosa,
ufficiale di stanza nella cittadella di Alessandria; per questo, diversi
cittadini che avevano aderito alla Giovine Italia vennero sottoposti a
processi sommari e condannati per cospirazione: ne rimase vittima anche
il patriota Andrea Vochieri, nel 1833.
Nell'ottobre 1859 fu scelta come capoluogo di una delle prime quattro
province piemontesi, per una fetta di territorio che comprendeva anche
l'astigiano. Il 25 luglio 1899 diventò la prima città italiana capoluogo
di provincia ad essere governata da una Giunta a maggioranza socialista:
quel giorno venne infatti eletto sindaco della città l'orologiaio Paolo
Sacco. La nascita delle Ferrovie e l'incremento dei commerci nel Nord-Italia,
alla fine dell'Ottocento trasformarono Alessandria in uno dei punti
nevralgici per il mercato italiano. Per la sua posizione, al centro di
Torino, Milano e Genova, in questo periodo la città conobbe un grande
incremento demografico, che portò alla riurbanizzazione e all'espansione
del territorio cittadino, e un importante sviluppo nell'industria,
testimoniato dal successo di aziende come l'industria di cosmetici
Paglieri, i profumi Gandini, le argenterie (Goretta, la L.I.M.A. fondata
a S. Maria di Castello nel 1935 dopo lo spostamento del calzaturificio
Caretti),la Cicli Maino, soprattutto, la Borsalino, la cui produzione di
caratteristici cappelli in feltro diventò famosa in tutto il mondo.
Durante il Fascismo e la seconda guerra mondiale
Sotto il Fascismo Alessandria mantenne la sua
importanza; negli anni trenta furono eretti importanti edifici pubblici
opere architettoniche, come il Dispensario Antiturbercolare, progettato
da Ignazio Gardella e il Palazzo delle Poste, decorato dai mosaici di
Gino Severini. Nel corso della seconda guerra mondiale, la città subì ripetuti e
pesanti bombardamenti aerei: il 30 aprile 1944 le bombe colpirono il
quartiere popolare Cristo, facendo 239 morti e centinaia di feriti,
distruggendo il Teatro Municipale; nelle notti d'estate, poi, nacque il
mito di "Pippo", un aereo utilizzato per la ricognizione, il cui rumore
assordante terrorizzava il Nord Italia. A giugno furono distrutti i
ponti sul Tanaro e sulla Bormida. Un altro bombardamento, il 5 aprile
1945, fece 160 morti, tra i quali 40 bambini dell'asilo infantile "Maria
Ausiliatrice" di via Gagliaudo. A causa dei bombardamenti aerei morirono
più di 500 cittadini, circa l'un per cento della popolazione: i tedeschi
si arresero il 29 aprile; Tra il 1943 e il 1944, 27 ebrei alessandrini
furono arrestati ad opera della Repubblica Sociale Italiana e trasferiti
nel campo di concentramento di Fossoli. La Sinagoga di Alessandria fu
saccheggiata e parzialmente distrutta dai fascisti nel dicembre del
1943.
Il dopoguerra
Nel dopoguerra Alessandria seguì le sorti del
Nord-Italia, conoscendo inizialmente quello sviluppo e quella forma di
benessere che si diffuse nel Settentrione nel corso degli anni sessanta
con il boom economico, conoscendo anche l'immigrazione della gente
proveniente dalle regioni del Sud e arrivando a superare i 100.000
abitanti nel 1970. È nel dopoguerra, che sul piano commerciale, si fa
sentire la presenza forte del grafico pubblicitario FRANCO SASSI, che dà
una sua nota di cultura alla nascente pubblicità. Franco SASSI nasce ad
Alessandria nel 1912 e vi muore nel 1993. Nel 2006, il Comune gli dedica
una mostra a Palazzo Cuttica, imperniata proprio sull'argomento, sue
opere commerciali sono state acquisite anche dalla raccolta Bertarelli
di Milano. Successivamente, quando gli effetti del boom economico
rientrarono, Alessandria conobbe un calo demografico. La città venne
anche scossa dai fatti di cronaca a sfondo politico che insanguinarono
l'Italia degli anni settanta: il 9 e il 10 maggio 1974, una rivolta
interna al carcere si risolse tragicamente, con 7 persone morte e 14
ferite: quest'episodio fu ricordato come la "Strage di Alessandria".
Inoltre, fu in una cascina nei pressi della città piemontese che si
tennero le prime riunioni del gruppo delle Brigate Rosse ed ebbe luogo
il sequestro Gancia.
Il 6 novembre 1994 la città attirò l'attenzione delle cronache nazionali
a seguito di una violentissima alluvione che la investì per buona parte
sommergendo ampie zone residenziali (specialmente i quartieri Orti,
Rovereto, Borgoglio, Borgo Cittadella, Astuti e San Michele) e varie
frazioni. L'alluvione, che fu causata dallo straripamento del fiume
Tanaro, provocò anche la morte di undici persone oltre a danni
ingentissimi sia alle abitazioni private che alla struttura economica
cittadina.
Nel 1998 diventò sede, assieme a Novara e Vercelli, dell'Università
degli studi del Piemonte
Orientale "Amedeo Avogadro".